Nel campo della prevenzione degli infortuni sul lavoro, la Corte di Cassazione ribadisce un principio di particolare rilievo: quando la posizione di garanzia è attribuita a più soggetti, ciascuno di essi è integralmente responsabile degli obblighi di tutela. L’omessa adozione di una misura di sicurezza, quindi, può essere imputata a tutti coloro che ricoprono tale ruolo. Partendo da questo presupposto, con la sentenza n. 37985 del 24 novembre scorso, la Suprema Corte ha confermato la condanna di un autista di un mezzo pesante, responsabile di avere investito durante una manovra di retromarcia un collega di lavoro, provocandone il decesso all’interno di un cantiere. Secondo la ricostruzione dei fatti, la manovra era stata impartita da terra dal datore di lavoro. Tuttavia, ciò non è bastato ad escludere la responsabilità dell’autista. L’uomo, infatti, era a conoscenza di un guasto al segnalatore acustico del mezzo, ma non aveva provveduto a informarne il titolare dell’azienda né aveva adottato misure alternative di sicurezza. Per la Cassazione, tale omissione ha avuto un ruolo causale determinante nel verificarsi del tragico evento. La Corte sottolinea che la responsabilità non può essere addossata esclusivamente al datore di lavoro: anche il dipendente era titolare di una posizione di garanzia e avrebbe dovuto agire per prevenire il rischio. Come evidenziato nella motivazione, “se l’imputato avesse adottato tutte le cautele necessarie – come segnalare il malfunzionamento del segnale acustico o rifiutarsi di effettuare la manovra – l’evento lesivo non si sarebbe verificato”. La decisione rafforza l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la sicurezza sul lavoro è il risultato di una cooperazione attiva tra tutti i soggetti coinvolti, ciascuno chiamato a contribuire, nel proprio ruolo, alla prevenzione degli incidenti.
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