Reati fiscali: l’assoluzione dell’amministratore di diritto non fa venir meno il sequestro sui conti della società

L’assoluzione dell’amministratore di diritto accusato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di false fatture (art. 2 D.Lgs. 74/2000) non comporta automaticamente la revoca del sequestro disposto sui conti della società. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 36683 del 12 novembre, che ha accolto il ricorso presentato dall’accusa contro la decisione dei giudici di merito. In primo grado, infatti, i magistrati avevano ritenuto responsabili soltanto gli amministratori di fatto, disponendo così la restituzione alla persona giuridica delle somme sequestrate quali provento dell’illecito. Una scelta contestata dalla Procura, secondo cui il profitto del reato restava comunque riferibile alla società, a prescindere dall’assoluzione dell’amministratore di diritto.

La Cassazione ha condiviso questa impostazione, precisando che il reato tributario è stato commesso “nell’interesse della società”, sebbene dagli amministratori di fatto e non dall’amministratrice di diritto. Secondo la Suprema Corte, il fatto che gli autori materiali del reato fossero formalmente estranei all’ente non rende la società stessa estranea all’illecito, poiché tali soggetti risultavano comunque legati ad essa da un rapporto gestorio.

In sostanza, la responsabilità dell’ente non viene meno per il solo fatto che l’amministratore di diritto venga assolto, quando l’illecito sia stato realizzato da soggetti che, pur operando informalmente, gestivano di fatto l’attività societaria. Di conseguenza, il sequestro delle somme riconducibili al profitto del reato resta legittimo.




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